Come non creare collettivamente risultati che nessuno vuole

Questo articolo inizia con alcune considerazioni “un po’ pessimistiche” ma c’è un lieto fine.
Tieni duro e continua a leggere perché ha in realtà l’obiettivo di introdurre una metodologia molto innovativa per la risoluzione di problemi complessi e indefiniti, anche economici e sociali: la Theory U ideata da Otto Scharmer, co-fondatore del Presencing Institute e Senior Lecturer dell’MIT.
Riguarda profondamente il mio lavoro in quanto sta condizionando sempre di più il modo con cui in BigName applichiamo il Design Thinking al tema dell’innovazione professionale.

Ecco le considerazioni pessimistiche

Collettivamente creiamo risultati che nessuno vuole.

È il primo tema che ho imparato da Otto e mi ha colpito profondamente.
Viviamo in un’epoca caratterizzata da un fallimento istituzionale colossale.
Debito pubblico, globalizzazione, disoccupazione, istruzione, crisi finanziaria, surriscaldamento globale, rifugiati, Siria, povertà, terrorismo.
La notizia ha girato molto: 8 persone nel mondo sono ricche come il 50% della popolazione.
Stiamo annientando le comunità, la natura, la vita, le fondamenta del benessere del nostro benessere sociale, economico e spirituale.

Social field

Secondo Otto alla base di questi fenomeni sta la mancata consapevolezza del meccanismo che li genera.
Del resto è evidente quanto i maggiori media e gli esperti più in vista abbiamo completamente mancato di prevedere le crisi del 2001 e del 2008. Così come il trend di “uomini forti”, (strongman), che stanno prendendo sempre più potere nel mondo e in Italia.



L’atteggiamento di media e opinion leader dell’establishment è stato quello di attaccarli, screditarli andando così per assurdo a rafforzare le forze in gioco a gettare benzina sul fuoco potenziando gli stessi condizionamenti che li hanno di fatto causati.

Per spiegare queste forze Otto introduce il concetto di social field, la struttura delle relazioni tra gli individui, gruppi, organizzazioni e sistemi che stanno alla base dei comportamenti collettivi.
Otto divide questo campo in tre componenti che approfondisco dopo l’immagine:

  1. Downloading
  2. Absencing
  3. Presencing

Social field from Strategy U

1.Downloading

È il modo di operare classico in cui si tenta di spiegare il futuro tramite il passato, si scaricano idee preconcette e luoghi comuni, ascoltando solo chi la pensa come noi, senza sviluppare una critica originale.
La filter bubble che ci imprigiona su Facebook: same old same old.

2.Absencing

La seconda è quella dell’Absencing che opera tramite tre atteggiamenti:

  1. il pregiudizio (chiudere la mente)
  2. la rabbia e il biasimo (chiudere il cuore)
  3. La paura (chiudere/spegnere la volontà)

Il risultato è un ciclo auto rinforzante che inizia con il negare la realtà esterna e il disconnettersi dalla propria realtà interna per poi consolidarsi in vari schemi di distruzione (delle cose, di se stessi, degli altri).

Facebook e i Social Media son diventati sempre più bravi a gettare benzina sul fuoco.
Alla fine delle elezioni USA l’engagement con i 20 siti di fake news ha superato quelle prodotte dai 20 siti “reali”. Curioso che l’annuncio di Facebook di cambiare e di sviluppare sistemi di collaborazione con i giornalisti e i media sia arrivato DOPO la fine delle elezioni…
Uno studio della University of Southern California (Information Sciences Institute) ha trovato che i computer bot sono stati responsabili di un quinto dei Tweet sulle elezioni americane.

Io rimango costantemente allibito dalla violenza che vedo e leggo su Facebook.
Persone tranquille che incontro alla scuola dell’infanzia di mia figlia, che si scatenano ferocemente contro le istituzioni e gli altri utenti per qualsiasi cosa, senza empatia, senza approfondire la questione: vincono i pregiudizi e i tre atteggiamenti di cui sopra.

Tutto ciò si riflette sulle aziende e sul lavoro. Mentre il malcontento cresce e la disconnessione e la motivazione dilagano la leadership fatica a lasciar andare il passato e connettersi con nuove possibilità. Stiamo perdendo moltissimo tempo prezioso per apportare i cambiamenti necessari e affrontare lo tsunami occupazionale scatenato dalla tecnologia che agisce senza chiedere il permesso. Basti pensare a cosa sta accadendo alle banche in relazione al fintech: decine di migliaia di impiegati che dovranno reinventarsi la carriera.

3.Presencing

Per cambiare le cose serve cambiare appunto lo stato di coscienza e prendere consapevolezza della terza componente del social field: il Presencing, un neologismo formato dalle parole “presence” (presenza) e “sensing” (sentire, percepire).

Il presupposto del Presencing è che il successo di un intervento di innovazione dipende dalla condizione interiore di colui che lo guida.
Questo è stato uno shock per me! Mi ci riconosco pienamente: lo stato di coscienza con cui abbiamo operato ha determinato costantemente il successo dei nostri progetti in azienda. Non solo: sono stati vitali la certezza e la fiducia che prima o poi avremmo incontrato l’idea vincente.
Uno stato di coscienza retto da tre atteggiamenti diametralmente opposti rispetto a quelli dell’Absencing:

  1. Curiosità (aprire la mente)
  2. Compassione (aprire il cuore)
  3. Coraggio (aprire la volontà)

Questi danno luogo ad un ciclo creativo, una sorta di immersione a U, lasciando la comodo strada superficiale del “downloading” e rinunciando al passato. Un viaggio che ci porta fuori dalla nostra “bolla istituzionale” per connettersi al futuro emergente in fondo alla U: lì dove nuove possibilità si connettono con il presente e niente rimane più come prima.

Come suggerisce l’immagine il Presencing è composto da alcuni step che se desideri ti lascio approfondire sul sito del Presencing Institute – Teoria U. MA il primo passo di questo viaggio è espresso dal primo passo per pensare in maniera sistemica: rendere il sistema capace di osservare se stesso. Questo video (che Otto ci ha mostrato al Corso su Edx di introduzione a u.lab della TheoryU allo u.lab) descrive la prima volta in cui un astronauta ha girato la telecamera e ci mostrato la terra:

Negli ultimi anni sono stato testimone diretto di come in effetti siano questi i meccanismi che contribuiscano a realizzare l’innovazione.
I principi del Presencing sono spiegati più approfonditamente qui.
La buona notizia è che sempre più “changemaker” si stanno riunendo nel mondo per fare la differenza: decine di migliaia di persone hanno partecipato allo scorso u.lab (vedi tweet sotto).
L’Absencing è evidente e assordante. Il Presencing è un movimento collettivo più silenzioso ma assai determinato.

Alcuni consigli pratici
Otto ci offre alcuni consigli pratici per iniziare questo viaggio.

1.Mindfulness: 5-15 minuti al giorno di intentional stillness. Per me la chiave è stata l’app calm.com che raccomando anche nella versione Premium.

2.Unirsi ad altre persone e creare circoli capaci di incarnare il cambiamento. Uno degli esercizi concreti invece di parlare per ora potrebbe essere quello di praticare il Co-sensing. Un esercizio straordinario che ho sperimentato personalmente nel coaching circle durante lo scorso u.lab (un MOOC organizzato proprio da Otto e il Presencing Institute su Ed.x)
Chissà come mai ci vedo anche molto in comune con la meravigliosa serie dei Wachowski:

3.Uscire dalla filter bubble e incontrare e connettersi con almeno una persona diversa tutte le settimane. Il suggerimento che do a tutti gli studenti in università, spesso poco ascoltato!

4.Approfondire il metodo: nel prossimo aprile 2017 vi sarà un nuovo corso e la seconda edizione del libro è Theory U: Leading from the Future as It Emerges. Se desideri approfondire gli aspetti sociologici, politici e economici che introduco all’inizio ti invito a leggere gli articoli di Otto sull’Huffington Post. C’è anche un Gruppo Facebook italiano su U.Lab.

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