Un italiano alla MasterClass Business Model You di Amsterdam

Tim Clark&Luigi Centenaro

L’1 febbraio sono andato ad Amsterdam a ripetere la MasterClass tenuta da Tim Clark sul Business Model You®. L’idea di usare strumenti visivi è un mio chiodo fisso ultimamente. Sono convinto che acceleri l’ideazione, stimolando l’uso della parte destra del nostro cervello, quella della creatività, permettendo inoltre di avere sempre una visione d’insieme.

Molti apprendimenti

Tim ha tenuto una Masterclass perfetta, ancora meglio di quella a cui avevo partecipato a Monaco nel 2013. Molti spunti concreti, sia per insegnare meglio il Business Model You© che per utilizzare il metodo. C’erano persone da diversi paesi (e per una volta non ero l’unico italiano!), di differente estrazione, ma con un’ampia cultura sul Business Design e il Design Thinking.

Mi ha stupito quanti di loro portassero l’attenzione sulla transizione di carriera, in particolare da una aziendale a quella freelance. Anche all’estero è un trend importante. Volenti o nolenti, 35-50enni con un passato in corporate devono trovarsi a sviluppare una nuova professione, spesso con il desiderio di inseguire una propria passione. Del resto, gli interessi e le passioni sono uno dei driver della soddisfazione professionale (e quindi personale) e molti (incluso me) hanno impiegato davvero troppi anni per capirlo.

La Masterclass mi è stata molto utile per toccare con mano quanto questo approccio possa facilitare la creazione di una qualche forma di collegamento logico nella mente dei clienti tra quello che facevi e quello che farai e aiutare a trovare un posizionamento coerente e credibile.

Le tre domande

Tim ha introdutto un argomento preso da un libro sulla carriera di cui lui è entusiasta, ma che sinceramente non ho ancora letto: Answering The Three Career Questions: Your Lifetime Career Management System di Bruce Hazen.

Il libro e le domande sono una guida per iniziare a orientarsi sul proprio stato di carriera:

 

  1. È tempo di salire? Allora è il momento di implementare una strategia di sviluppo nel mio campo

  2. È tempo di mollare il colpo? Questo ruolo/impiego/capo/organizzazione non fanno più per me. Ho bisogno di una strategia di transizione

  3. È tempo di adattare il mio stile per avere più successo? Non sto ottenendo nulla con questo gruppo/capo/team di progetto. Devo fare le cose in maniera differente, ma quali? Come?

Ottime domande che chiunque può o deve farsi prima di lamentarsi della situazione attuale di carriera. Maggiori informazioni presso il sito di Hazen.

Novità in arrivo

Devo ammettere che avevo anche un altro interesse per andare alla Masterclass di Tim ad Amsterdam: da un po’ di tempo sto lavorando su un nuovo progetto che ha come fondamenta proprio il lavoro di Tim. Verso la fine dello scorso anno ho preso il coraggio di scomodare Tim per avere da lui un’opinione in proposito. Il risultato è stato che mi ha invitato a tenere un pitch sull’argomento proprio durante la Masterclass. Un’ora di mia lezione in inglese a Business Designer di ogni parte d’Europa!

E per finire in bellezza, Tim ha organizzato un Panel in cui ha intervistato me (!) sull’utilizzo del metodo per la consulenza personale e Mercedes Hoss-Weis in ambito organizzazione di eventi e corsi internazionali come quello.

Luigi Centenaro MasterClass

È stato un bell’investimento di energie, ma la presentazione e il Panel hanno suscitato molto interesse e partecipazione, e numerosi contatti internazionali. Ora capisco bene l’entusiasmo che Tim esprime in questo video… e  intuisco la sua stanchezza alla fine del workshop…

Reflections on Business Model You® workshops and Master Class in Munich and Amsterdam, January 2014 from Tim Clark on Vimeo.

La sala giochi di Caine, la confidenza creativa e la Makers Faire Roma


Caine Monroy è un bimbo di 9 anni (al tempo) che deve spendere l’estate nel negozio del papà, che vende ricambi per auto e, tra le altre cose, non se la passa molto bene.
Caine vorrebbe dei giochi elettronici, come tutti i bambini, ma non è possibile.
Caine ama vedere come sono fatte le cose dentro, i giochi, i premi, le sfide. Ha moltissima fantasia e una certa manualità, pochissime risorse ma tante scatole di cartone…
E decide di costruirsi una sala giochi da solo, anzi di venderne i biglietti. Un dollaro 4 turni, 2 dollari, 500 turni: il FUNPASS!
Il primo gioco è il classico basket:
Caine's Arcade Basket

Per poi occupare gran parte del negozio del padre:

Nulla accade fino a quando tal Nirvan Mullick, che di professione fa il videomaker/creativo, non deve comprare un pezzo di ricambio.
Nirvan, oltre a fare i video, usa bene YouTube, Facebook e soprattutto Digg.com.
Il risultato te lo lascio vedere in questo video:

Cardboard Challenge

Ma non è finita qui: nasce un movimento attorno al successo avuto da Caine. Questo sabato 5 Ottobre 2013, proprio l’anniversario del flashmob del video, si terrà la seconda sfida mondiale di creatività per bambini.
Si stimano 1M di bambini coinvolti!
Ovviamente in Italia zero…
Che ne dici di organizzarne uno?

Creative confidence

Ho conosciuto Caine grazie ad una segnalazione di Leticia Britos Cavagnaro, docente del favoloso MOOC in Design Thinking organizzato da Standford, che ho seguito quest’estate.
L’obiettivo era stimolarci a trovare quella confidenza, quella sicurezza nelle potenzialità creative di ciascuno di noi.
Doti che ogni bambino ha, ma che spesso la scuola e il contesto del lavoro ci fanno perdere.
La creatività è uno stato fondamentale per la fase di ideazione del Design Thinking, soprattutto quando fa seguito ad un corretto approccio empatico, che pone l’uomo al centro delle soluzioni generate.
A tal proposito segnalo questo fantastico video giapponese.

Makers, Arduino e un figlio curioso

Ammetto di essermi commosso durante il film.
Anzi molto commosso: io facevo spesso questo tipo di cose da bambino… e poi?
Però non è mai troppo tardi e, già che ci sono, vorrei stimolare i miei figli.
Per questo sto creando uno spazio significativo in casa, con strumenti di visual design al muro, attrezzi, cartone e tanto materiale preso al Leroy Merlin…
Ma non solo. Spinto dal mio tipico entusiasmo, ecco il primo sketch Arduino Uno fatto da me e mio figlio (4,5 anni), con la collaborazione curiosa della piccola Agata (20M):
Agata Arduino Uno

UPDATE: proprio oggi la grande notizia di una board INTEL con su Arduino!

Maker Faire 2013, destinazione Roma

Ecco perché questa domenica 6 Ottobre, tre generazioni di Centenaro (io, Nicolò e il nonno Gustavo), saranno su Italo Treno, destinazione Roma, alla Makers Fair!

Ti trovo lì?

Outrospective: l’empatia come strumento per il cambiamento

Socrate ci suggeriva di conoscere prima di tutto noi stessi.
Ma noi esistiamo anche in funzione delle relazioni che abbiamo con gli altri e conoscere il loro punto di vista non significa conoscere ancora di più una parte di noi stessi? Un’affermazione che mi suona ancora più importante nell’era dei Social Media, del community management e del marketing relazionale, dove talvolta scriviamo senza pensare a chi legge…

Outrospection

Nel video qui sotto Roman Krznaric propone  l’idea dell’Outrospection.  Vi ho trovato alcuni utili suggerimenti per approfondire i temi emersi durante il corso che ho fatto quest’estate sul design thinking. L’Empatia come strumento e come atteggiamento utile nel contesto della definizione dei problemi:

L’empatia come strumento sociale:

Un nuovo atteggiamento

Dall’atteggiamento tipico del secolo scorso, quello del self-help, guardare dentro di sé per migliorarsi, all’andare invece fuori da se stessi, dove vi sono le cose che contano veramente.
Il suggerimento di base è quello di essere meno introspettivi e più “extraspettivi” (outrospective).
Sul dizionario troviamo due definizioni di empatia:

  1. La prima tipologia è l’emozione condivisa, che ad esempio si ottiene se imitiamo alla perfezione l’espressione sofferente di un bambino.
  2. L’altra è una prospettiva cognitiva, un mettersi nei panni degli altri e guardare le cose con i loro occhi, le loro convinzioni, etc.

Questo per superare le etichette che diamo alle persone e non farci confondere o sviare dalle nostre convinzioni. Atteggiamento che, secondo l’autore, è stato utilizzato da Orwell fin dagli inizi della sua carriera, nutrendo il suo desiderio e la sua curiosità di comprendere meglio gli altri, facendolo alla fine  sentire meglio, più in contatto con le persone, più connesso e cosciente.

Non solo individuale

Le persone molto empatiche sanno ascoltare.
Ecco quindi l’esempio di The Parent Circle, organizzazione israelo-palestiniana che fa incontrare i parenti di persone che hanno perso la vita nel lungo conflitto tra le due nazioni.
Il progetto ha messo in luce quanto alla fine il dolore sia lo stesso per entrambi le parti.

Non è solo una questione individuale, ma può essere assolutamente e collettiva.
L’autore fa notare come tutta la storia sia costellata da grandi picchi di empatia, così come da grandi abissi.
Ad esempio l’abolizione della schiavitù nel Regno Unito (1807!) alla fine fu ispirata dall’atteggiamento empatico di Thomas Clarkson, che ha fatto percepire lo stato terribile e i sentimenti devastati degli schiavi.
Schiavitù abolita tramite un atteggiamento empatico
Quante volte diciamo o sentiamo dire male del comportamento degli altri, dei politici o dei colleghi senza metterci nei loro panni. L’apprendimento qui è che solo avendolo fatto è possibile sviluppare strategie di trasformazione e cambiamento, soprattutto sociale.

Puntare sull’empatia

Secondo l’autore, per far emergere questo strumento dell’intelletto umano, occorre forse celebrarlo in maniera esplicita nella società. Ad esempio dedicandovi delle istituzioni o creando uno spazio, una sorta di libreria umana, dove si possa scegliere una persona e “conversarvi”.
Uno strumento interessante per comprendere il problema della schiavitù moderna è: slaveryfootprint.org

David Meerman Scott sul Personal Branding

Sono andato pieno di entusiasmo all’evento di David Meerman Scott del 9 Maggio 2013 a Milano…
Non tanto per i contenuti o altro, infatti nulla di nuovo o di eclatante è emerso dall’incontro (anche se il termine newsjacking ora non mi si leva più dalla testa).

Public speaking

L’aspetto più interessante è stato invece lo stile di public speaking di David. Molto motivazionale, efficace, spettacolare, a tratti quasi da artista di strada: ancore legate allo spazio, uso degli oggetti, programmazione per esempi, coinvolgimento del pubblico, offline come online.
Alcuni grideranno (e l’hanno fatto) alla faciloneria: le tattiche da lui spiegate funzionano? [Continua…]

Il report della Instawalk a Cernusco Sul Naviglio

Sabato scorso, insieme a Ermanno Zacchetti, assessore allo sport e ai new media, abbiamo organizzato una Instawalk durante la festa di Cernusco sul Naviglio. Nonostante il freddo gelido e l’orario infame si è visto qualche cittadino coraggioso, più che altro attirato dall’idea di essere guidati per la città proprio dal nostro mitico Sindaco Eugenio Comincini.
Io stesso che sono cernuschese di importazione avendo sposato una prestigiosa autoctona, ho scoperto nuovi luoghi e storie.
NB: L’iniziativa rientra sotto il thinktank Cernusco 2032 sull’innovazione in una piccola cittadina.
Ecco alcune foto prese lungo il percorso:

Iniziamo la #instawalk di #sgcernusco2013 #igersmilano con @eugeniocomincini !

A photo posted by Luigi Centenaro (@luigicentenaro) on


Il cielo sopra la vecchia filanda alla partenza
https://instagram.com/p/W7M6iakenj
La risada, la tipica pavimentazione a sassi, nella corte di fronte

Guerrilla patchwork #igersmilano #sgcernusco2013 #instawalk

A photo posted by Luigi Centenaro (@luigicentenaro) on


[Continua…]