Business Model You: finalmente in Italiano con HOEPLI

Business Model You - copertina

Sono particolarmente orgoglioso e soddisfatto. Sento proprio di aver di aver dato un piccolo contributo a risolvere un problema che ritengo molto importante (vedi sotto).

Dopo un intenso lavoro di revisione è, infatti, uscita per Hoepli e con la mia curatela la traduzione italiana di Business Model You, il libro di Tim Clark che ha già aiutato migliaia di persone a reinventare la propria carriera, applicando all’individuo gli stessi principi usati per i modelli di business aziendali.

È un’opera geniale, unica nel suo genere, totalmente visuale e innovativa.
Introduce il Personal Business Model Canvas (il modello da cui ho avuto l’idea per il Personal Branding Canvas), un metodo in una pagina per ottimizzare la gestione della tua vita personale e soprattutto professionale. Se vuoi avere più informazioni, scaricare un’anteprima gratuita del libro o fare il download del file PDF del Canvas, puoi andare sul nostro nuovo portale dedicato al volume, al metodo e alla formazione.

La differenza

[Aggiornamento delle ore 10:00 del 2 Luglio 2014]
Visto che sto ricevendo messaggi in merito vorrei puntualizzare la differenza tra i due modelli.
Il Personal Branding Canvas è di fatto un’estensione del Personal Business Model Canvas (spiegato appunto nel libro Business Model You, oggetto di questo articolo).
Sono entrambe mappe relazionali e visuali, che semplificano enormemente il lavoro e servono a migliorare la tua competitività sul mercato, ma svolgono due compiti ben distinti.

Per riassumere in breve il concetto si potrebbe dire che:

  1. Il primo (Personal Branding Canvas) si cura del significato, del messaggio che vuoi dare al mercato: perché ti dovrebbero scegliere e come fanno a saperlo?
  2. Il secondo (Personal Business Model Canvas) si concentra sul giro dei soldi e della soddisfazione personale: come produci valore per te e i tuoi clienti/colleghi/capi/datori di lavoro?

Dedicherò presto un articolo in merito a questi aspetti.

Vi sarà un libro in futuro sul Personal Branding Canvas? Ma certo!

La pubblicazione

L’idea di tradurre in italiano questo libro è nata proprio durante un corso con Tim Clark, in cui si diceva rammaricato di non essere riuscito a pubblicare in Italia. Ho allora contattato immediatamente l’editore Hoepli, che mi ha dimostrato grande fiducia, decidendo di procedere in pochissime ore.

Tim è una persona straordinaria. Pensa che il suo Scopo o Purpose (che è la chiave del Branding moderno) è “ridurre la sofferenza sul posto di lavoro”. Proprio il problema di cui parlavo all’inizio di questo articolo…

Oggi secondo me è davvero possibile e con la metodologia Business Model You® è ancora più facile. Avessi avuto io questo strumento in passato!

Revisione tecnica

Hoepli ha deciso di lavorare all’editing con Maurizio Vedovati e Sara Taglialegne della società Il Trio, lo stesso team della collana Web 2.0 e del mio libro Personal Branding, e di far fare la traduzione al precisissimo Riccardo Spagnolo.

In accordo con loro, ho scelto immediatamente di affidare la revisione tecnica a Beople, miei preziosi partner e coautori del Personal Branding Canvas, con cui stiamo sviluppando un colossale progetto attorno al Business Design in ambito personale.
In particolare a Fabio Petruzzi. Fabio è stato letteralmente incredibile. Del resto il suo profilo è molto simile a quello di Tim: è uno psicologo (Tim è laureato a Stanford) con grandi competenze in Business Design e Design Thinking.

Tutto il lavoro è stato portato avanti in costante sinergia con Tim, con il quale abbiamo avuto parecchi scambi in conference call e non pochi grattacapi per adattare i termini alla lingua italiana.
Da oggi non criticherò mai più le traduzioni fatte da altri…

Perché leggerlo

Il libro è un manuale pratico che spiega come utilizzare il Personal Business Model Canvas, lo strumento di una pagina con cui puoi imparare a gestire in maniera creativa ed efficace la tua vita professionale, disegnando il tuo “modello di business personale”, vale a dire: come produci valore, come lo porti ai tuoi clienti e come guadagni sia in termini di soddisfazione personale che di ricavi economici. Sì perché, a differenza delle aziende, le persone valutano il successo in altri termini. E anche i costi: lo stress, del resto, non è forse una sorta di prezzo da pagare? Va messo nel conto prima di valutare una nuova avventura…

Con Business Model You® è più facile capire come adattarsi alle esigenze di un mercato sempre in trasformazione, permettendo di ripensare a se stessi come a una piccola azienda, tenendo sotto controllo i principali elementi della competitività.

A cosa serve

Alla fine della lettura saprai:

  • riconsiderare la tua condizione lavorativa, riavvicinandola a quelli che sono i tuoi interessi e le tue aspirazioni personali e professionali
  • identificare gli elementi portanti del tuo modello di business, necessari per raggiungere i tuoi obiettivi professionali
  • riorganizzare la tua carriera
  • passare subito all’azione per concretizzare i tuoi progetti

Aver visto lui e il suo metodo all’opera e averlo usato con molti clienti mi ha convinto ancora di più dell’utilità di diffondere questo metodo più possibile. Mi auguro serva anche a te, buona lettura!

Se vuoi saperne di più, scaricare l’anteprima del libro o il PDF del Personal Business Model Canvas vai sul nostro nuovo sito

Mind mapping, Visual Thinking, strategia e Personal Branding

Ultimamente mi capita di vedere sempre più spesso pubblicate online delle interessanti mappe mentali. Se penso che ho fatto il corso proprio con Tony Buzan una decina di anni fa ed eravamo solo 15 in aula! Trovo che sia un fantastico segnale che anche in Italia si sta diffondendo la cultura del Visual Thinking e dell’uso dei sistemi visuali per riassumere concetti ed elaborare strategie.

Soprattutto, credo che sia un mezzo immediato e produttivo per comunicare le idee, che si inserisce perfettamente nel trend della comunicazione con le immagini.

Ad esempio, l’ultima mappa in cui sono incappato è quella che ha disegnato Diego Mozzo per un articolo di Luca Orlandini: colpo d’occhio e curiosità.

MindMap-Diego-Mozzo

Gli usi di questo genere di strumenti sono davvero molteplici e il vantaggio è che stimolano e organizzano la creatività, rendendola più comprensibile e gestibile.

Mappe per le strategie

Gli strumenti visuali per mappare offrono un notevole beneficio: la forza della semplificazione. Idee complesse vengono illustrate attraverso singole parole e immagini, per ottenere un framework globale che ci restituisce l’immagine d’insieme. Questo non solo rende più facili la comprensione, l’apprendimento e la memorizzazione dei concetti, ma aiuta anche ad organizzare i pensieri e a vedere le cose in una diversa prospettiva.

Un elemento che può rivelarsi molto utile quando ci troviamo a dover mappare una strategia, come nell’esempio della mappa di Leonardo Bellini per creare un piano editoriale si Twitter:

Twitter-content-planning-Bellini

Le idee, le parole chiave e tutti gli elementi rilevanti vengono messi in chiaro e le relazioni tra le parti si possono cogliere con più facilità. Alla fine potremo vedere immediatamente l’intero funzionamento della strategia, i passaggi step-by-step per attuarla e anche gli eventuali punti critici su cui continuare a lavorare.

Mappe, strategie e Personal Branding

Mi ha fatto molto piacere scoprire la mappa mentale che Annamaria Anelli ha dedicato al nostro libro sul Personal Branding. Trovo che sia molto creativa e che la scelta di scrivere le frasi seguendo la direzione delle connessioni dia molto bene l’idea che si tratta di un percorso.

Personal-Branding-Mindmap

Individuare una strategia per la nostra promozione è un’operazione piuttosto complessa, a meno di essere degli esperti anche di marketing e comunicazione. Usare strumenti di Visual Thinking aiuta a scomporre i nostri tratti caratteristici, scoprire connessioni di cui magari non eravamo nemmeno a conoscenza, sviluppare idee e immaginare nuove possibilità. Per poi ricomporre tutto in un unico framework e compiere le nostre scelte di comunicazione alla luce del quadro generale.

Anche per questi motivi ho sviluppato il Personal Branding Canvas.

Ogni strumento ha il suo procedimento, ma tutti comportano brainstorming, organizzazione comprensione e scoperta. Usati nel Personal Branding, ci permettono di guardare alle nostre capacità e risorse con uno sguardo nuovo e capire meglio quale sia il nostro posizionamento, ciò che ci rende veramente rilevanti e unici se confrontati con gli altri. Si tratta, in sostanza, di prendere decisioni più consapevoli e spesso… sorprendenti!

Link utili

  • Sul sito di Tony Buzan c’è un corso base online gratuito per capire cosa sono e come usare le mappe mentali

  • Lo strumento più noto per fare mappe è sicuramente MindJet MindManager: l’ho usato parecchio molti anni fa nella sua versione Windows, ma ora sinceramente penso sia troppo costoso da usare per far “solo” delle mappe (qui il link).

  • Il cartaceo e la matita sono sempre da preferire. Attivano molte più parti del cervello. Ma in alternativa si possono usare dei servizi online. Ad esempio Mindomo.com, che permette anche di pubblicare e lavorare alle mappe insieme ad altri utenti

Prova a fare una mappa di un libro, di un processo o di una strategia e fammi sapere come ti trovi!

Ecco il Personal Branding Canvas

Qualche giorno fa ho condiviso la mia esperienza alla MasterClass su Business Model You® ad Amsterdam, ma senza poter ancora rivelare l’argomento che sono stato chiamato a presentare…
Ora sono molto emozionato ed orgoglioso, perché è finalmente pronta la versione in italiano del sito sul mio nuovo metodo che ha attirato l’attenzione di Tim: il Personal Branding Canvas!

Personal Branding Canvas - Versione italiana del Febbraio 2014

Il Personal Branding Canvas è lo strumento visuale per lo sviluppo rapido e concreto della strategia di Personal Branding. L’idea è di rendere il più semplice possibile:

  • descrivere, progettare e re-inventare il tuo Personal Brand anche senza per forza avere basi di Branding e di Marketing

e anche

  • insegnare, imparare e fare consulenza sul Personal Branding.

Il Personal Branding Canvas offre una rappresentazione visuale grazie a cui è possibile implementare il processo molto più velocemente. Le immagini aiutano a trasformare presupposti dati per scontati in informazioni esplicite che, a loro volta, aiutano a pensare, comunicare e condividere con più efficacia.

Personal Branding pratico e semplice

Nella consulenza e nella formazione tutti vogliono sempre e solo due cose: velocità di apprendimento e tasso di trasferimento.
Il desiderio di tutti è quello di potersi portare a casa informazioni pratiche, una competenza, l’idea di saper fare qualcosa!
Quando, ad esempio, si parla di Social Media Marketing, molti libri e corsi hanno un approccio troppo teorico e talvolta senza colpe; sono infatti alla disperata ricerca di un modo per trasferire un concetto semplicissimo e importantissimo:

per avere successo sui Social devi essere significativo, devi avere qualcosa da dire. I tecnicismi vengono dopo (e tra l’altro sono sempre meno quelli veramente necessari).

Altri libri, spesso per reazione, hanno un approccio estremamente pratico e finiscono, così, con il cercare di sostituire l’help di Twitter o Facebook, diventando vecchi in pochi mesi…

Innovare nel Branding

Per me la soluzione è sempre stato il Branding! Solo  facendo una strategia Branding puoi prendere le giuste decisioni per le tue attività di comunicazione.
Ma quando il tema è il Branding tutto è ancora più difficile. Un linguaggio astruso per un argomento poco noto e con molti pareri contrastanti rendono talvolta inevitabile la necessità di insistere molto sulla parte di strategia e ridurre al minimo la parte pratica.

Lo stesso vale per certa consulenza, che talvolta opta per escludere la co-creazione con il cliente, proponendo “la tua strategia in Powerpoint” che probabilmente il cliente non capirà mai. Ho sempre creduto che l’attività del Branding abbia molte più cose in comune con il Coaching che con la consulenza.

Occorreva, insomma, innovare nel Branding e il mio tentativo è quello di farlo con il Business Design…

Business Design

Il Personal Branding Canvas prende le sue basi da strumenti di Business Design quali il Business Model You®, sviluppato da Tim Clark e ovviamente il Business Model Generation di Alex Osterwalder e Yves Pigneur. L’idea di svilupparlo mi è venuta proprio leggendo il libro di Tim e partecipando ai suoi corsi in Italia e all’estero.
Mentre il Personal Business Model Canvas riguarda (semplificazione) i ricavi (aziendali o personali), il Personal Branding Canvas riguarda il senso.
Descrive, insomma, la logica con cui una persona identifica la sua promessa di valore unica, la fa conoscere alla giusta “Audience” e nel frattempo ottiene risultati quali visibilità, credibilità, rispetto, notorietà, ecc.

Il Canvas, oltre ad essere una mappa esaustiva a cui affidarsi, è anche un vero e proprio framework di progettazione (design), in grado di implementare un approccio leggero (che alcuni chiamerebbero LEAN):

  • l’attenzione passa dal fare strategia tramite un lungo processo di studio e analisi
  • all’implementare il più presto possibile un primo prototipo da testare sul mercato e apprendere dai suoi feedback = apprendimenti

Anzi, va inteso esso stesso come un prototipo. Nonostante lo usi ormai da mesi in consulenza e nei miei corsi e con grande soddisfazione, è sempre in via di sviluppo e aggiornamento! Se ti va, partecipa alla discussione sul blog o sui neonati Twitter e Facebook.

Talent Campus 2014 in Digital Accademia

Un italiano alla MasterClass Business Model You di Amsterdam

Tim Clark&Luigi Centenaro

L’1 febbraio sono andato ad Amsterdam a ripetere la MasterClass tenuta da Tim Clark sul Business Model You®. L’idea di usare strumenti visivi è un mio chiodo fisso ultimamente. Sono convinto che acceleri l’ideazione, stimolando l’uso della parte destra del nostro cervello, quella della creatività, permettendo inoltre di avere sempre una visione d’insieme.

Molti apprendimenti

Tim ha tenuto una Masterclass perfetta, ancora meglio di quella a cui avevo partecipato a Monaco nel 2013. Molti spunti concreti, sia per insegnare meglio il Business Model You© che per utilizzare il metodo. C’erano persone da diversi paesi (e per una volta non ero l’unico italiano!), di differente estrazione, ma con un’ampia cultura sul Business Design e il Design Thinking.

Mi ha stupito quanti di loro portassero l’attenzione sulla transizione di carriera, in particolare da una aziendale a quella freelance. Anche all’estero è un trend importante. Volenti o nolenti, 35-50enni con un passato in corporate devono trovarsi a sviluppare una nuova professione, spesso con il desiderio di inseguire una propria passione. Del resto, gli interessi e le passioni sono uno dei driver della soddisfazione professionale (e quindi personale) e molti (incluso me) hanno impiegato davvero troppi anni per capirlo.

La Masterclass mi è stata molto utile per toccare con mano quanto questo approccio possa facilitare la creazione di una qualche forma di collegamento logico nella mente dei clienti tra quello che facevi e quello che farai e aiutare a trovare un posizionamento coerente e credibile.

Le tre domande

Tim ha introdutto un argomento preso da un libro sulla carriera di cui lui è entusiasta, ma che sinceramente non ho ancora letto: Answering The Three Career Questions: Your Lifetime Career Management System di Bruce Hazen.

Il libro e le domande sono una guida per iniziare a orientarsi sul proprio stato di carriera:

  1. È tempo di salire? Allora è il momento di implementare una strategia di sviluppo nel mio campo

  2. È tempo di mollare il colpo? Questo ruolo/impiego/capo/organizzazione non fanno più per me. Ho bisogno di una strategia di transizione

  3. È tempo di adattare il mio stile per avere più successo? Non sto ottenendo nulla con questo gruppo/capo/team di progetto. Devo fare le cose in maniera differente, ma quali? Come?

Ottime domande che chiunque può o deve farsi prima di lamentarsi della situazione attuale di carriera. Maggiori informazioni presso il sito di Hazen.

Novità in arrivo

Devo ammettere che avevo anche un altro interesse per andare alla Masterclass di Tim ad Amsterdam: da un po’ di tempo sto lavorando su un nuovo progetto che ha come fondamenta proprio il lavoro di Tim. Verso la fine dello scorso anno ho preso il coraggio di scomodare Tim per avere da lui un’opinione in proposito. Il risultato è stato che mi ha invitato a tenere un pitch sull’argomento proprio durante la Masterclass. Un’ora di mia lezione in inglese a Business Designer di ogni parte d’Europa!

E per finire in bellezza, Tim ha organizzato un Panel in cui ha intervistato me (!) sull’utilizzo del metodo per la consulenza personale e Mercedes Hoss-Weis in ambito organizzazione di eventi e corsi internazionali come quello.

Luigi Centenaro MasterClass

È stato un bell’investimento di energie, ma la presentazione e il Panel hanno suscitato molto interesse e partecipazione, e numerosi contatti internazionali. Ora capisco bene l’entusiasmo che Tim esprime in questo video… e  intuisco la sua stanchezza alla fine del workshop…

Reflections on Business Model You® workshops and Master Class in Munich and Amsterdam, January 2014 from Tim Clark on Vimeo.

La sala giochi di Caine, la confidenza creativa e la Makers Faire Roma


Caine Monroy è un bimbo di 9 anni (al tempo) che deve spendere l’estate nel negozio del papà, che vende ricambi per auto e, tra le altre cose, non se la passa molto bene.
Caine vorrebbe dei giochi elettronici, come tutti i bambini, ma non è possibile.
Caine ama vedere come sono fatte le cose dentro, i giochi, i premi, le sfide. Ha moltissima fantasia e una certa manualità, pochissime risorse ma tante scatole di cartone…
E decide di costruirsi una sala giochi da solo, anzi di venderne i biglietti. Un dollaro 4 turni, 2 dollari, 500 turni: il FUNPASS!
Il primo gioco è il classico basket:
Caine's Arcade Basket

Per poi occupare gran parte del negozio del padre:

Nulla accade fino a quando tal Nirvan Mullick, che di professione fa il videomaker/creativo, non deve comprare un pezzo di ricambio.
Nirvan, oltre a fare i video, usa bene YouTube, Facebook e soprattutto Digg.com.
Il risultato te lo lascio vedere in questo video:

Cardboard Challenge

Ma non è finita qui: nasce un movimento attorno al successo avuto da Caine. Questo sabato 5 Ottobre 2013, proprio l’anniversario del flashmob del video, si terrà la seconda sfida mondiale di creatività per bambini.
Si stimano 1M di bambini coinvolti!
Ovviamente in Italia zero…
Che ne dici di organizzarne uno?

Creative confidence

Ho conosciuto Caine grazie ad una segnalazione di Leticia Britos Cavagnaro, docente del favoloso MOOC in Design Thinking organizzato da Standford, che ho seguito quest’estate.
L’obiettivo era stimolarci a trovare quella confidenza, quella sicurezza nelle potenzialità creative di ciascuno di noi.
Doti che ogni bambino ha, ma che spesso la scuola e il contesto del lavoro ci fanno perdere.
La creatività è uno stato fondamentale per la fase di ideazione del Design Thinking, soprattutto quando fa seguito ad un corretto approccio empatico, che pone l’uomo al centro delle soluzioni generate.
A tal proposito segnalo questo fantastico video giapponese.

Makers, Arduino e un figlio curioso

Ammetto di essermi commosso durante il film.
Anzi molto commosso: io facevo spesso questo tipo di cose da bambino… e poi?
Però non è mai troppo tardi e, già che ci sono, vorrei stimolare i miei figli.
Per questo sto creando uno spazio significativo in casa, con strumenti di visual design al muro, attrezzi, cartone e tanto materiale preso al Leroy Merlin…
Ma non solo. Spinto dal mio tipico entusiasmo, ecco il primo sketch Arduino Uno fatto da me e mio figlio (4,5 anni), con la collaborazione curiosa della piccola Agata (20M):
Agata Arduino Uno

UPDATE: proprio oggi la grande notizia di una board INTEL con su Arduino!

Maker Faire 2013, destinazione Roma

Ecco perché questa domenica 6 Ottobre, tre generazioni di Centenaro (io, Nicolò e il nonno Gustavo), saranno su Italo Treno, destinazione Roma, alla Makers Fair!

Ti trovo lì?

Outrospective: l’empatia come strumento per il cambiamento

Socrate ci suggeriva di conoscere prima di tutto noi stessi.
Ma noi esistiamo anche in funzione delle relazioni che abbiamo con gli altri e conoscere il loro punto di vista non significa conoscere ancora di più una parte di noi stessi? Un’affermazione che mi suona ancora più importante nell’era dei Social Media, del community management e del marketing relazionale, dove talvolta scriviamo senza pensare a chi legge…

Outrospection

Nel video qui sotto Roman Krznaric propone  l’idea dell’Outrospection.  Vi ho trovato alcuni utili suggerimenti per approfondire i temi emersi durante il corso che ho fatto quest’estate sul design thinking. L’Empatia come strumento e come atteggiamento utile nel contesto della definizione dei problemi:

L’empatia come strumento sociale:

Un nuovo atteggiamento

Dall’atteggiamento tipico del secolo scorso, quello del self-help, guardare dentro di sé per migliorarsi, all’andare invece fuori da se stessi, dove vi sono le cose che contano veramente.
Il suggerimento di base è quello di essere meno introspettivi e più “extraspettivi” (outrospective).
Sul dizionario troviamo due definizioni di empatia:

  1. La prima tipologia è l’emozione condivisa, che ad esempio si ottiene se imitiamo alla perfezione l’espressione sofferente di un bambino.
  2. L’altra è una prospettiva cognitiva, un mettersi nei panni degli altri e guardare le cose con i loro occhi, le loro convinzioni, etc.

Questo per superare le etichette che diamo alle persone e non farci confondere o sviare dalle nostre convinzioni. Atteggiamento che, secondo l’autore, è stato utilizzato da Orwell fin dagli inizi della sua carriera, nutrendo il suo desiderio e la sua curiosità di comprendere meglio gli altri, facendolo alla fine  sentire meglio, più in contatto con le persone, più connesso e cosciente.

Non solo individuale

Le persone molto empatiche sanno ascoltare.
Ecco quindi l’esempio di The Parent Circle, organizzazione israelo-palestiniana che fa incontrare i parenti di persone che hanno perso la vita nel lungo conflitto tra le due nazioni.
Il progetto ha messo in luce quanto alla fine il dolore sia lo stesso per entrambi le parti.

Non è solo una questione individuale, ma può essere assolutamente e collettiva.
L’autore fa notare come tutta la storia sia costellata da grandi picchi di empatia, così come da grandi abissi.
Ad esempio l’abolizione della schiavitù nel Regno Unito (1807!) alla fine fu ispirata dall’atteggiamento empatico di Thomas Clarkson, che ha fatto percepire lo stato terribile e i sentimenti devastati degli schiavi.
Schiavitù abolita tramite un atteggiamento empatico
Quante volte diciamo o sentiamo dire male del comportamento degli altri, dei politici o dei colleghi senza metterci nei loro panni. L’apprendimento qui è che solo avendolo fatto è possibile sviluppare strategie di trasformazione e cambiamento, soprattutto sociale.

Puntare sull’empatia

Secondo l’autore, per far emergere questo strumento dell’intelletto umano, occorre forse celebrarlo in maniera esplicita nella società. Ad esempio dedicandovi delle istituzioni o creando uno spazio, una sorta di libreria umana, dove si possa scegliere una persona e “conversarvi”.
Uno strumento interessante per comprendere il problema della schiavitù moderna è: slaveryfootprint.org

David Meerman Scott sul Personal Branding

Sono andato pieno di entusiasmo all’evento di David Meerman Scott del 9 Maggio 2013 a Milano…
Non tanto per i contenuti o altro, infatti nulla di nuovo o di eclatante è emerso dall’incontro (anche se il termine newsjacking ora non mi si leva più dalla testa).

Public speaking

L’aspetto più interessante è stato invece lo stile di public speaking di David. Molto motivazionale, efficace, spettacolare, a tratti quasi da artista di strada: ancore legate allo spazio, uso degli oggetti, programmazione per esempi, coinvolgimento del pubblico, offline come online.
Alcuni grideranno (e l’hanno fatto) alla faciloneria: le tattiche da lui spiegate funzionano? [Read more...]

Il report della Instawalk a Cernusco Sul Naviglio

Sabato scorso, insieme a Ermanno Zacchetti, assessore allo sport e ai new media, abbiamo organizzato una Instawalk durante la festa di Cernusco sul Naviglio. Nonostante il freddo gelido e l’orario infame si è visto qualche cittadino coraggioso, più che altro attirato dall’idea di essere guidati per la città proprio dal nostro mitico Sindaco Eugenio Comincini.
Io stesso che sono cernuschese di importazione avendo sposato una prestigiosa autoctona, ho scoperto nuovi luoghi e storie.
NB: L’iniziativa rientra sotto il thinktank Cernusco 2032 sull’innovazione in una piccola cittadina.
Ecco alcune foto prese lungo il percorso:

Iniziamo la #instawalk di #sgcernusco2013 #igersmilano con @eugeniocomincini !

Il cielo sopra la vecchia filanda alla partenza

La risada alla curtdelatreca #sgcernusco2013 #igersmilano #instawalk

La risada, la tipica pavimentazione a sassi, nella corte di fronte

Guerrilla patchwork #igersmilano #sgcernusco2013 #instawalk

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Jennifer Aaker sul Personal Branding in azienda

Jennifer Aaker, professoressa a Stanford, è l’ideatrice del modello di analisi della Brand Personality più in voga al momento (dal 1997).
Qualcuno si è preso la briga di metterlo sotto esame e svilupparne uno più in linea con i dettami della psicologia.
Ad esempio, la Professoressa Margaret Geuens offre 5 nuove dimensioni in questo paper. Mi interessa molto l’argomento, perché è parte di un progetto sul personal branding e la influence su cui sto lavorando in questi mesi.
Negli ultimi anni la Aaker si è dedicata anche all’uso dello storytelling nel Branding e al concetto di felicità, analizzando come i Brand possano contribuire alla società. I corsi che tiene a Stanford sono spettacolari.

La felicità in value proposition

Mi ha colpito questo vecchio video in cui parla di Zappos e di come abbia messo in value proposition anche beni intangibili come la felicità e reso liberi i suoi dipendenti di sperimentare, soprattutto sui Social Media.

Personal Brand in azienda

Parafrasando la Aaker, è solo così che possono nascere dei Personal Brand in azienda, offrendo personalità e incrementando autenticità e fiducia in un Brand.
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Infografica – Power to the Online People

A New York hanno letto i tweet di un terremoto sulla costa 30 secondi prima di sentirlo fisicamente

Sembra una frase su Chuck Norris, invece riguarda la forza del gruppo…
Un’infografica dinamica e molto efficace racconta il potere che le persone ottengono unendosi grazie ad Internet:
(è anche la più strana azione di seeding che io abbia ricevuto)
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